Lo 'Sciacchetrà': il nettare delle 5 Terre

uva da sciacchetrà stesa ad appassire - Cinque Terre Quando si parla di Vini delle Cinque Terre non si può che riferirsi principalmente al famoso vino Sciacchetrà ( o "Sciachetrà" che dir si voglia), prodotto con le uve migliori fatte appassire, un vino da meditazione che ispira poesia e amore. La produzione vinicola delle 5 Terre non si esaurisce certo con sciacchetrà: il "DOC CINQUE TERRE" è un interessante secco da tavola ma il frutto principe del sudore sulle nostre aspre colline è senza dubbio lo Sciacchetrà. I nostri amici del "Vigneto5Terre" ci hanno fornito questo approfondimento sul procedimento di produzione e siamo lieti di condividerlo con tutti i lettori:
  La nostra famiglia è dedita alla coltivazione della vite alle Cinque Terre, dalla fine dell’800, fino ai giorni nostri. I nostri vigneti si estendono per circa 5.000 metri quadrati sulle alture di Volastra, a 300 metri dal livello del mare, appena al di sopra di Manarola, nel cuore del Parco Nazionale delle Cinque Terre. I terreni coltivati sono molto scoscesi e grazie al duro lavoro delle generazioni precedenti, si è riusciti a sfruttare questo territorio molto impervio, grazie alla creazione dei tipici  terrazzamenti sostenuti dai famosi muretti a secco, costruiti con pietre e terra senza alcuna traccia di cemento. I nostri vigneti sono sorretti da tipici “autedi”, ossia pergole in fil di ferro sulle quali si appoggiano i vitigni. Oltre al vino secco, ci dedichiamo alla laboriosa produzione del mitico “Sciacchetrà”, vino dolce da dessert che si ottiene selezionando le migliori uve e sottoponendole poi ad essiccazione. La prima fase è costituita dalla cernita dei grappoli più sani e maturi che vengono tagliati con cura ed adagiati con molta delicatezza nelle “corbe” (gerla in vimini con quattro maniglie). Si utilizza la “corba” in vimini anziché il contenitore in plastica perché garantisce un minor schiacciamento del delicato contenuto durante il trasporto. uva da sciacchetràLa seconda fase consiste nel trasferire i grappoli dalla “corba” alle cassette in legno che vengono sistemate su una terrazza ben esposta al sole. All’imbrunire, si procede poi alla copertura delle cassette per evitare che l’umidità vada ad intaccare il grappolo provocandone la marcescenza. Dopo circa 7-10 giorni di esposizione solare si procede alla terza fase, trasferendo le cassette in un luogo chiuso, ma ben areato, dove si completa l’essicazione dei grappoli. Dopo circa 1 mese dalla raccolta si procede alla quarta e ultima fase, procedendo alla sgranatura manuale dei grappoli e alla successiva pigiatura coi piedi, come avveniva anticamente. La fermentazione avviene in una piccola botte di rovere da dove,dopo circa 3 settimane, viene travasato in damigiane di vetro. L’imbottigliamento avviene dopo circa 1 anno e mezzo e l’invecchiamento raggiunge il suo culmine intorno ai 5 anni, anche se la struttura di questo vino può supportare anche un invecchiamento maggiore. Vanti a parte, non baratterei una bottiglia del nostro Sciacchetrà con nessuna bottiglia di vino dolce presente sul mercato mondiale!!! I suoi poteri sono “magici”, tanto ché, anticamente veniva offerto a persone inferme che ottenevano sollievo dalla malattia mentre da altri veniva denominato “vino da meditazione” il cui termine la dice lunga … Per ulteriori approfondimenti sulla coltivazione della vite e sul mantenimento delle tradizioni  alle Cinque Terrre potete visitare http://ilblog.ilvigneto5terre.com
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