Storia - L'epoca preromana

Le prime testimonianze della presenza umana nell'estremo lembo della Liguria orientale sono costituite dai depositi della Grotta dei Colombi all'isola Palmaria. Si tratta di resti di sepolture umane assieme ad ossa e fossili di animali, mescolati ad La Grotta dei colombi - isola Palmaria alcune centinaia di manufatti in selce o diaspro rosso (coltellini, raschiatoi, punte di frecce ecc.) e pezzi d'osso, soprattutto di cervo, foggiati a punte, punteruoli, pugnali e ornamenti vari (conchiglie forate, denti). Anche se con molti dubbi, si è affermato che i resti fossili e i manufatti appartennero a cacciatori e allevatori vissuti nel paleolitico superiore, quando l'isola era ancora attaccata alla terra ferma. Certamente la grotta fu utilizzata a scopo sepolcrale anche nella prima età dei metalli (3.000-2000 A.C.), quando l'isola si era già separata. A tale periodo sono fatti risalire i resti umani e le collane di conchiglie ritrovati negli strati superiori. Il neolitico (5.000-3000 A.C.) è invece testimoniato da asce levigate di una particolare pietra verde, la "nefrite". Questa è una varietà di actinolite che si trova nella Liguria orientale in corrispondenza degli affioramenti di serpentiniti (Libiola, Monterosso). Tutti questi dati fanno supporre che la zona fosse abitata nel paleolitico superiore da cacciatori con domicilio stabile o temporaneo in caverne o ripari rocciosi; al neolitico è invece ascrivibile lo sviluppo della pastorizia (bovini, ovini, suini) mentre si ritiene che l'agricoltura (orzo, grano, farro ecc.) si sia sviluppata nell'eneolitico. La caccia, favorita da ambienti estesamente boscati e ricchissimi di selvaggina, rappresentò per millenni, probabilmente ancora all'epoca romana, una fonte primaria di risorse. Altre manifestazioni, sicuramente antiche, ma non di facile datazione sono i Menhir, grandi pietre che venivano infisse verticalmente nel terreno. Menhir di Monte CapriUno di questi è presente nella zona di Tramonti presso la Cappella di S. Antonio ed un altro sullo spartiacque presso il monte Capri. Secondo alcuni studiosi avevano funzione calendariale, secondo altri rappresentavano i precursori delle statue-stele, grandi pietre scolpite con raffigurazioni antropomorfe, assai diffuse in tutta la Lunigiana e risalenti ai periodi dall'eneolitico all'età del ferro. Con l'età del bronzo (1.400-1.000 A.C.) si afferma l'organizzazione sociale detta "pagense", comune ad altri settori liguri: i centri elementari, "vici", erano riuniti in piccole circoscrizioni, i "pagi", facenti capo ai "castellari", ubicati in posizioni dominanti e con prevalenti funzioni difensive. Il castellare più vicino alle Cinque Terre si trova sul monte Castellaro (valle di Pignone) e gli scavi effettuati hanno portato alla luce una notevole quantità di frammentini vasi decorati indicanti un insediamento stabile ed importante. Circa le vie di comunicazione utilizzate in epoca preromana si è ipotizzata l'esistenza di due itinerari principali: il primo da Portovenere attraversava a mezza costa tutte le Cinque Terre ed era utilizzato probabilmente per trasporto di materiali ed attività connesse all'agricoltura. Il secondo doveva coincidere invece con il crinale e servire per una mobilità veloce ed attività di caccia. Questi assi longitudinali dovevano collegarsi con i castellari allineati in posizione più arretrata. Tale rete viaria non esclude tuttavia l'esistenza già in epoca preromana di alcuni approdi sulla costa delle 5 Terre e quindi di traffici marittimi locali.
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